La recensione
Frankenstein di Guillermo Del Toro: I veri mostri siamo noi
di Guillermo del Toro · 2025 · Netflix
Con Oscar Isaac, Jacob Elordi, Christoph Waltz, Mia Goth
Il visionario Guillermo del Toro reinterpreta il classico di Mary Shelley con Oscar Isaac nei panni di Victor Frankenstein e Jacob Elordi nel ruolo della Creatura.
Gli appassionati di cinema, quando devono approfondire curiosità su attori e cineasti, riescono a scoprire anche il segreto più nascosto. Proprio questo aspetto, rappresenta la parte più magica e sognatrice del mondo del cinema. Questo è il caso del regista Guillermo Del Toro, da sempre appassionato dei romanzi di Mary Shelley, in particolare per il mostro Frankenstein.
Nel suo tredicesimo lungometraggio, il regista messicano ha diretto un film che rappresenta un pezzo di cuore. L’ambientazione gotica e le inquadrature dei paesaggi che si rifanno ai quadri di Caspar David Friedrich e Henry Fuseli, sono solo una parte dell’essenza poetica di questo film. A sottolineare, quanto nulla risulti superfluo o eccessivo, Del Toro ha deciso di farlo, a partire dalla scelta del titolo, solo e semplicemente: Frankenstein.
In questo lungometraggio, che si potrebbe considerare – erroneamente – dell’orrore, l’intento di Del Toro non è di spaventare lo spettatore, ma di colpirlo dritto al cuore.
Tra le luci fredde dei ghiacciai dell’Estremo Nord alle tonalità più calde per la Creatura
L’impatto visivo del film Frankenstein offre una visione inedita del mostro nato dalla penna di Mary Shelley. I diversi elementi simbolici e psicologici, permettono allo spettatore di avere una visione completa, della storia diretta da Guillermo Del Toro.
Il regista, attraverso l’espediente cromatico che si percepisce nel corso del film, arricchisce non solo le sequenze, ma anche la parte intima di ogni personaggio. È come se ogni ruolo, venisse “etichettato” in base al colore che lo predomina.
Il rosso, lo si può considerare un riferimento a Victor, per due motivi. Il primo, in riferimento alla madre – interpretata sempre da Mia Goth – la quale indossa un abito rosso. Il secondo motivo, si collega alle pozze di sangue perennemente presenti all’interno del suo laboratorio, a causa dei suoi esperimenti.
Il giallo e arancio, possono essere collegati all’arrivo di Frankenstein (Jacob Elordi), noto come Creatura. Un modo per spogliarlo della sua connotazione di mostro e di essere oscuro e pericoloso.
Ill verde è il colore che fa riferimento ad Elizabeth, interpretata da Mia Goth, considerata la parte più pura e legata alla natura.
La direzione della fotografia affidata a Dan Laustesen, è uno dei punti di forza di questo film, fondendo la psicologia dei personaggi con l’ambiente che li circonda.
Vedere questo film è una gioia per gli occhi, perfettamente in linea con lo stile del regista. Caratteristica che si evince nelle sequenze più crude, come quelle che si svolgono nel laboratorio di Victor Frankenstein.

Oscar Isaac e Jacob Elordi: due mostruosità diverse
Questo film apre un discorso molto interessante, sul concetto di mostro. In questo film, chi si può definire effettivamente un mostro? Chi viene creato attraverso l’unione di parti umane e cerca di difendersi come può? Oppure, chi cerca di appagare il proprio ego e senso di onnipotenza, con l’intento di sconfiggere la morte?
Oscar Isaac nel ruolo di Victor Frankenstein, offre una performance convincente, che mette in luce questo atteggiamento arrogante, per poi scappare dalle proprie responsabilità, senza pensarci due volte.
Allo stesso tempo, Jacob Elordi, nei panni della Creatura, viene mostrato come un umano dalle fattezze mostruose, che non vuole far del male a nessuno, se non minacciato. Alla gentilezza, lui risponde con altrettanta dolcezza, come avviene con il personaggio di Elizabeth. Nonostante sia formato da pezzi di cadaveri, Frankenstein mostra una continua sofferenza, che porta – immediatamente – lo spettatore a stare dalla sua parte e a provare empatia per lui. Nel momento in cui viene abbandonato, il film diventa non solo poetico, ma anche commovente.
La lezione di Guillermo Del Toro
Per questo Mary Shelley, attraverso questo romanzo, volesse mettere sotto torchio il potere e l’ambizione estrema. Per Guillermo Del Toro, l’intento è totalmente diverso. Il suo Frankenstein parla soprattutto dell’abbandono e di quanto i veri mostri non siano quelli alti due metri e pieni di cicatrici, ma siano coloro che non sanno amare le imperfezioni e che rifiutano la diversità. La società è il vero mostro, colpevole di non vedere e considerare chi vive ai margini e anzi, li tende ad allontanare, emarginandoli sempre di più. Argomentazioni quanto più attuali ancora oggi.
Il rapporto tra Elizabeth e la Creatura è un balsamo per il cuore e per l’anima. Colui che non dovrebbe provare sentimenti, si dimostra essere la parte più umana e autentica del film. Nonostante la crudeltà che prova sulla sua pelle, caratterizzata da cicatrici e cuciture, la Creatura riesce a non perdere il senso della bellezza, anche nelle piccole cose, come la scena che li vede nel sotterraneo che funge da prigione per la Creatura e una foglia d’autunno.
Il trailer del film
Guarda su YouTube
Frankenstein | Guillermo del Toro | Trailer ufficiale | Netflix Italia
In breve
Il regista premio Oscar Guillermo del Toro reinterpreta il classico di Mary Shelley con Oscar Isaac nei panni di Victor Frankenstein e Jacob Elordi nel ruolo della Creatura.